Le aree interne sono ormai da diversi anni al centro di un intenso dibattito scientifico e culturale che si è andato sviluppando nel nostro Paese, soprattutto a partire dall’elaborazione della nota Strategia per le Aree Interne (SNAI). Tale strategia ha contribuito a ridefinire la lettura di questi territori, non più interpretati esclusivamente in termini di marginalità e ritardo di sviluppo, ma come contesti complessi, attraversati da profondi squilibri territoriali, nei quali si intrecciano criticità strutturali e significative potenzialità di rigenerazione. In questo quadro, le aree interne assumono un ruolo sempre più rilevante nel dibattito sulle disuguaglianze territoriali e sulle politiche di sviluppo place‑based, orientate a valorizzare le specificità locali.
Luoghi lontani dai servizi essenziali (sanità, trasporti, scuola), territori fragili economicamente e maggiormente esposti a rischi ambientali, paesi che vanno spopolandosi, le “aree interne” sono, però, allo stesso tempo, anche custodi di risorse naturali e di elevati livelli di biodiversità, serbatoi di patrimoni culturali, saperi, identità, che costituiscono un capitale fondamentale per percorsi di sviluppo sostenibile.
In questa prospettiva, le aree interne possono configurarsi come veri e propri laboratori di sperimentazione di modelli di sviluppo territoriale capaci di integrare il miglioramento dei servizi, l’inclusione sociale e la valorizzazione sostenibile delle risorse ambientali, con l’obiettivo di rafforzare la qualità della vita delle comunità locali. Un approccio di questo tipo, riconducibile alla prospettiva del welfare socio‑ecologico, consente di superare una visione settoriale delle politiche pubbliche, promuovendo invece un’integrazione tra dimensione sociale e ambientale e orientando lo sviluppo verso forme più eque, sostenibili e resilienti.
Proprio tali tematiche saranno al centro della riflessione scientifica nell’ambito della Sessione “Sfide e strategie per un welfare socio-ecologico delle aree interne” organizzata, da ricercatori afferenti a diversi Istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IRCRES, ISSIRFA, IRISS e IRPPS), nell’ambito dell’annuale Conferenza scientifica dell’Associazione italiana di Scienze Regionali (AISRE), che si terrà a Firenze dal 24 al 26 giugno prossimi.
L’incontro rappresenterà un’importante occasione di confronto interdisciplinare sulle trasformazioni in atto e sulle strategie di intervento nei territori interni, con particolare attenzione al ruolo delle comunità locali nei processi di sviluppo.
In linea con l’approccio socio‑ecologico, un elemento centrale di tali processi è rappresentato infatti dal coinvolgimento attivo delle comunità locali. Accanto all’azione delle politiche pubbliche, un ruolo fondamentale nel contrasto all’abbandono e alla marginalizzazione dei territori più fragili può essere svolto proprio dai soggetti locali, attraverso forme di partecipazione diretta e di autorganizzazione. La responsabilizzazione delle comunità, orientata non solo al soddisfacimento dei bisogni presenti ma anche alla tutela degli interessi delle generazioni future, si è tradotta, in numerose esperienze, nello sviluppo di pratiche diffuse di cura e custodia dei beni comuni, nonché nella promozione e nell’erogazione di servizi di prossimità. Tali dinamiche contribuiscono a rafforzare i legami sociali, a promuovere la coesione territoriale e a valorizzare il ruolo delle comunità come attori centrali nei percorsi di sviluppo sostenibile e inclusivo.
In questo quadro, il protagonismo dei cittadini si pone in piena sintonia con il principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale, sancito dall’articolo 118, quarto comma, della Costituzione. Tale principio non si limita a riconoscere e promuovere l’autonoma iniziativa dei cittadini nello svolgimento di attività di interesse generale, ma implica altresì che tale impegno e tale responsabilizzazione trovino adeguato riconoscimento e sostegno da parte delle istituzioni pubbliche. Proprio alla luce della disposizione costituzionale richiamata, agli enti costitutivi della Repubblica — Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni — è attribuito, infatti, il compito di favorire e sostenere tali forme di partecipazione, delineando un modello di governance fondato sulla cooperazione e sull’alleanza tra cittadini e istituzioni.